Il libro "Astenersi perditempo" è prenotabile presso tutte le librerie del circuito Feltrinelli

13/03/12

L'intervista

L’ho conosciuto alla presentazione di “Astenersi perditempo” lo scorso 2 marzo, a Milano. E’ stato lui a introdurre la serata, per me un vero piacere essere “presentato” da uno scrittore come lui.
Andrea Carlo Cappi, milanese classe ’64, è uno degli scrittori contemporanei meneghini più apprezzati.
Ha scritto romanzi, racconti, saggi, fumetti e curato varie antologie, pubblicando per case editrici come Mondadori, Sonzogno, Vallardi, Sperling & Kupfer,  Il Minotauro Editore, Addictions, Alacrán, Stampa Alternativa, Morganti e molti altri.
Conosciuto anche con gli  pseudonimi di François Torrent, Alex Montecchi e Andrew Cherry, Andrea si occupa soprattutto di letteratura noir, thriller e avventurosa, ma ha scritto anche storie umoristiche, horror, fantasy e fantascientifiche.
Sono rimasto molto incuriosito dal personaggio, gli ho chiesto un’intervista e lui, molto gentilmente, ha acconsentito.

Andrea, come e quando nasce la tua vocazione di scrittore e perché proprio di quel genere?

“Avevo sei-sette anni. Mi piaceva già allora inventare storie. La scelta di quali è stata determinata dai generi che mi piacevano: tra le prime letture oltre a Topolino ci furono Diabolik e i romanzi di Salgari, tra i primi film che ricordo ci sono "Intrigo internazionale" di Hitchcock, "Agente 007 - Licenza di uccidere" e lo spaghetti-western "Vamos a matar, compañeros",
Quello che scrivo è il prodotto di quelle antiche influenze, il che mi ha permesso di spaziare tra gialli (di tutte le sfumature, compresi i romanzi di Diabolik e parecchie storie di spionaggio), fantascienza, horror, fantasy e avventura”.

Sei particolarmente affezionato a una tua opera e perché?

“Difficile scegliere, ma ce n'è una che si è guadagnata più meriti sul campo delle altre: il romanzo "Morte accidentale di una lady" (uscito anche come "Ladykill"), un thriller che, nell'ambito di una storia di spionaggio, ricostruiva una versione diversa da quella ufficiale sulla morte di Lady Diana e da quindici anni è considerato quasi un libro di controinformazione”.

Come ti definiresti con due aggettivi?

“Uno è sicuramente .. "stakhanovista": non per scelta, ma perché ho sempre molte cose in lavorazione, amo consegnare puntuale sia i miei libri sia le mie traduzioni e cerco sempre di essere accurato, tutte cose che mi impongono sempre orari disumani. L'altro aggettivo mi è stato attribuito una decina di anni fa da una giornalista: "rinascimentale", perché oltre alla narrativa mi sono occupato di molte altre cose: sceneggiature di fumetti e di fiction radiofonica, disegni, fotografie, eventi. Mi mancava la musica, ma la band Signor Wolf Funk Exp è riuscita a rimediare, coinvolgendomi in un album che è appena uscito negli USA”.

Da cosa nasce la scelta di adottare alcuni "alias" ?

“All'inizio era una necessità: scrivevo per una rivista in cui a volte uscivano tre o quattro miei articoli a numero. Ogni tanto capita ancora che debba assumere quelle vecchie identità. L'ultimo pseudonimo, François Torrent, che risale ormai al 2002, è nato perché nella collana Segretissimo di Mondadori gli autori di maggior successo erano francesi. In realtà Torrent è un cognome catalano, più vicino a territori che frequento abitualmente, e ormai è stato svelato ufficialmente che dietro quell'identità ci sono io”.

Qual è il libro che hai letto più volentieri?

“Dovendo proprio sceglierne uno, "Per chi suona la campana" di Hemingway, un po' perché condivido la sua passione per la Spagna, un po' perché è un romanzo che fonde amore, guerra e morte in una narrazione straordinaria stilisticamente, un po' perché trasmette un codice etico che va rispettato sino in fondo”.

Secondo il tuo parere, com'è il rapporto degli italiani con i libri rispetto ad altri paesi?

“Direi piuttosto deprimente. Vedo che altrove - in Francia, in Spagna per esempio - viene dato spazio tanto agli scrittori stranieri quanto agli autori nazionali. Da noi, dove la percentuale dei lettori è inferiore, ci sono qualche residuo di esterofilia - soprattutto nella letteratura di genere - e il pesante dominio sulle librerie di un marketing editoriale che cerca di seguire le mode straniere e le star mediatiche del momento, nascondendo tutto il resto. Ma per ora i lettori non mancano: un mio libro in Segretissimo, per esempio, in un mese di presenza in edicola vende più di parecchie uscite blasonate in libreria, anche se non viene misurato da nessuna bestseller list”.


Per concludere, quali sono le tue passioni, gli hobby e  i lavori letterari principali  a cui ti stai dedicando?

“Gli hobby sono oggi come un tempo libri, fumetti e cinema, anche se molto sacrificati per questioni lavorative. La passione dominante è ... una baia nell'isola di Maiorca, in cui appena posso mi ritiro a scrivere o a tradurre: è lo stesso lavoro che faccio nel mio fumoso studio a Milano, ma quando alzo gli occhi dal computer vedo il mare, albe e tramonti. Ed è tutta un'altra cosa.
In questo periodo sto proseguendo la promozione de "Il Visconte", romanzo scritto a quattro mani con Paolo Brera, in libreria da Sperling & Kupfer. Ho appena finito un nuovo romanzo con la mia eroina spagnola Mercy "Nightshade" Contreras, "Protocollo Hunt", che uscirà in edicola nell'agosto 2012 da Segretissimo, firmato François Torrent. E' già pronto anche un nuovo romanzo con Carlo Medina, già protagonista di "Ladykill" e di parecchi racconti, intitolato "Malastrana", che uscirà sempre in edicola da Segretissimo nel settembre 2013, ma con il mio vero nome.
Sto finendo un libro su Marilyn Monroe che sarà presto in libreria da Aliberti e cui forse seguirà un altro volume di non-fiction, ma non lo dico perché non ho ancora firmato il contratto. E questa estate conto di dedicarmi al nuovo romanzo breve di una serie che ora esce nelle antologie di letteratura fantastica dell'editore Bietti. Non riesco mai a stare senza scrivere”.