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15/05/14

L'intervista



Annotatevi questo nome. E già che ci siete... anche il cognome: Fabio Avaro. È uno dei comici più promettenti nel panorama artistico nazionale. Un vero talento che da alcuni anni si sta facendo apprezzare sia in teatro che sugli schermi cinematografici. Ha conquistato il pubblico con la sua spontaneità e la sua verve, e con Gabriele Pignotta forma una coppia artistica di sicuro avvenire. L’ho conosciuto meglio sul set di una pubblicità della COOP, dopo aver visto un suo spettacolo al Teatro San Babila di Milano. Mi ha colpito la sua gentilezza e la spontaneità: il classico ragazzo della porta accanto, insomma..
42 anni appena compiuti, originario di Ostia, Fabio racconta così le sue origini artistiche:” Ho frequentato la scuola di recitazione “La Giocosa Accademia” con due insegnanti fantastici che sono stati  per me due figure molto importanti: Antonia Di Francesco e Gianni Pontillo. Loro furono i primi “pazzi” ad aprire un piccolo teatro ad Ostia negli anni Novanta ed ora, grazie alla loro lungimiranza, il mio quartiere ha diverse importanti realtà teatrali. Ho lavorato nella stessa compagnia presso il loro teatro di Ostia per tanti anni, mettendo in scena una quantità enorme di classici, da Plauto a Moliere passando da Aristofane, Feydeau fino ad Edoardo De Filippo, Scarpetta e non so quanti altri ne sto dimenticando.
Il primo lavoro importante? Mah, non saprei davvero! Forse “Perché non rimani a colazione?” di  Cooney al teatro Manzoni di Roma nel 2005. Con me, sulla scena, anche Pietro Longhi e Michela Andreozzi. Quel lavoro mi diede la possibilità di entrare nei teatri di una certa importanza e di poter poi proporre le commedie di Gabriele Pignotta proprio in quei teatri. Tant’è che di lì a poco la prima commedia di Pignotta nella quale recitavo anche io, “Una Notte Bianca”, fu notata dal direttore artistico del Manzoni (Pietro Longhi appunto...)  da me invitato a vederla al Teatro De’ Servi, e proposta ai propri abbonati che la accolsero con un entusiasmo ed un gradimento che ancora oggi, dopo diversi anni, ricordo con immensa felicità e gratitudine”.


Con Gabriele Pignotta, Fabio dà vita a una collaborazione artistica davvero speciale, ma i due sono amici di vecchia data e tutto diventa più semplice ed esaltante…
  
Io e Gabriele ci conosciamo da ben 28 anni. Ebbene si, dal primo anno di Liceo! Si andava a scuola assieme, anche se in classi diverse. Eravamo nella stessa comitiva di amici. Io all’epoca avevo tutt’altri sogni per il mio futuro. Volevo fare il pilota militare. Poi andai a vedere il suo primo saggio di fine corso di recitazione, e scherzando con gli amici mi ritrovai iscritto al corso che sarebbe iniziato da lì a poco.”

Il 17 aprile è uscito in tutta Italia il film “Ti sposo ma non troppo”, fortunato sequel della commedia teatrale che ha avuto un grandissimo successo. Commedia in cui si parla molto di relazioni e contatti tramite le chat:   visto che sull’argomento ci ho scritto un libro, vorrei sapere che nel pensi di questo tipo di relazioni e se hai mai... diciamo così, praticato direttamente la materia.

Il titolo “Ti sposo ma non troppo”, coniato da me e Gabriele anni fa, ha un significato molto importante. La commedia (e quindi il titolo) nasce nel 2007. Era l’estate dalle cui vacanze tornammo tutti con una nuova tremenda certezza: “Se non sei su Facebook non ci sei nemmeno nella realtà”. Difatti all’epoca c’era anche un sottotitolo: “L’amore ai tempi di Facebook”.
Vuoi sapere perché ritengo così importante il titolo “Ti Sposo ma non troppo”? Beh, perché successivamente ho coniato un nuovo neologismo per descrivere la nostra generazione. Noi siamo la generazione dei “Nontroppisti”: siamo quelli che in tutto, dalla politica alla religione, passando dal sociale e dal lavoro, fino ad arrivare appunto al campo sentimentale, ci impegniamo ma ... “non troppo”. Ti faccio qualche esempio: “Che ideologia politica hai?”  “Guarda, sono di sinistra (o di destra, o di centro) ma non ho la tessera del partito.” “Credi in Dio?” “Sì, ma non vado in chiesa la domenica...”  E così anche in amore: “Sì, stiamo assieme, ma se ci rompiamo possiamo sempre mollare tutto...”. Insomma, teniamo sempre una mano sul maniglione antipanico dell’uscita di sicurezza! Ora, non dico che la causa di ciò siano le chat, ma di sicuro le relazioni su questi nuovi mezzi di comunicazione hanno un pericoloso rovescio della medaglia. Ci si può nascondere dietro un profilo caratteriale che non corrisponde al vero, e questa cosa ci permette di agire senza troppi scrupoli, di non metterci troppo la faccia ed ecco che nascono relazioni che hanno il tarlo già alla nascita e quindi i problemi non tarderanno ad arrivare!
Personalmente, ritengo che le amicizie debbano sfociare in conoscenze personali, faccia a faccia. Sono degli anni Settanta, ho giocato sotto casa... ho troppo bisogno di guardare in faccia dal vivo i miei amici, la gente comune.”
Gabriele Pignotta e Fabio Avaro: il nuovo che avanza...

FINE DELLA PRIMA PARTE