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23/01/15

Luca, un libro aperto ...

A prima vista può sembrarti un uomo schivo e fin troppo riservato. Poi ci scambi due parole ed ecco che ti appare in tutta la sua semplicità e disponibilità. Luca Serafini, giornalista e scrittore, è l'anti personaggio per antonomasia. Tanti interessi e una moltitudine di iniziative benefiche a fari spenti, lontano dai riflettori e dalle ribalte spesso occupate da chi vuole fare la beneficenza tanto per mettersi in mostra. Tifosissimo del Milan ma professionista equilibrato e razionale nelle sue disamine sportive, Luca ha presentato in questi giorni la seconda edizione della sua ultima fatica letteraria: "La rivoluzione di Giuseppe", edito da Viator.
Precedentemente ha pubblicato altri romanzi di successo come "La vita è rotonda", "Profughi", La vita è una" e "Soianito".


Luca, il tuo ultimo libro è "La rivoluzione di Giuseppe",  un racconto-riflessione  su un tema delicato e controverso come quello della paternità. Come è nata l'idea e da quale prospettiva principale hai voluto trattare l’argomento?

Ero già il padrino di cinque  figliocci, un grande segno di stima da parte di altrettante coppie che evidentemente ripongono in me molta fiducia. Poi è arrivata la sesta investitura, contrariamente alle altre è stata improvvisa e assolutamente inattesa ed è arrivata alla soglia dei cinquant’anni quando un single come me, senza ex-mogli e senza figli, comincia a perdere la prospettiva della paternità. Quel giorno, quel battesimo, mi sono entrati nel cuore e ho pensato fortemente che fosse il momento di spiegare, di spiegarmi, perché 6 coppie di amici abbiano pensato di affidarmi moralmente la responsabilità dei loro figli. Perché tale la considero e tale va considerata, dal punto di vista religioso e casomai anche laico. Il battesimo si svolgeva nelle Marche, quindi la prospettiva del libro è diventata il doppio viaggio da Milano a Pesaro: un viaggio spirituale e fisico, e così l’ho descritto e raccontato. Nella “Rivoluzione di Giuseppe” c’è anche altro: l’amore, la famiglia, il sesso, l’amicizia. Non è un bilancio di vita, assolutamente: è una riflessione serena su di essa. Gioiosa e amara, ma vita. E io amo la vita.
Sei alla tua ennesima "fatica" letteraria; in passato hai scritto anche libri  avvalendoti anche della  collaborazione di personaggi come Diego Abantatuono, Ugo Conti e Martina Colombari.
Per la verità sono loro che si sono avvalsi della mia collaborazione. Martina per la sua biografia (“La vita è una”, Rizzoli), Ugo e sua moglie Arianna per raccontare la loro terribile esperienza che dopo 4 anni di tentativi ha consentito il concepimento in vitro di Benedetta e Ludovica (“Sembra facile”, Gruppo editoriale Viator), Diego per radunare il lavoro di anni sul settimanale “Controcampo” parlando di calcio, di amicizia e di vita (“Calcinculo”, edizioni Controcampo). Con loro l’amicizia è radicata e datata, scrivere questi libri sono state esperienze impegnative, diverse e molto gratificanti. Il primo libro che ho scritto in compartecipazione in realtà fu “La vita è rotonda” (Rizzoli), con Maurizio Mosca, mio amico, maestro di vita e di mestiere con il quale ho avuto l’onore di lavorare fianco a fianco per quasi 30 anni. Una biografia unica e straordinaria, scritta come fosse la scaletta di una trasmissione. Molto divertente.   

Quale dei tuoi precedenti romanzi senti TUO in modo particolare...(sempre che ve ne sia uno di specifico....)  e perché??

“Soianito” (Gruppo editoriale Viator) è stato il primo scritto e pubblicato da solo, racconta di anni felici e di amicizie lontane nel tempo. E’ come fosse il primogenito dunque ho un debole per quel libro.
Di Conti e Abatantuono sei anche grande amico; ci vuoi raccontare qualcosa di questa vostra consolidata amicizia?
Erano amiche anche le nostre mamme, è rimasta solo Mariuccia, la mamma di Ugo. Ci divertiamo, lavoriamo anche insieme, li conosco da ormai trent’anni, sono persone che hanno un senso dell’amicizia e della famiglia poco comuni, Diego è un accentratore, ama essere circondato dalle persone alle quali vuole bene, a casa sua non si è mai meno di dieci. E’ generoso, leale, una persona con la quale si può discutere di tutto, attento ad ogni sfumatura della vita. Ugo è più defilato, un po’ più pigro, più complicato di Diego per certe sue chiusure dell’anima, ma dotato dello stesso senso dell’ironia. Uno al quale è impossibile non voler bene. 
Sei un uomo attivo su più fronti, soprattutto su quello del volontariato: hai progetti a breve scadenza in proposito e se sì, quali?
Domanda telepatica. Ho scritto in autunno il soggetto del prossimo libro su cui lavorerò da febbraio: racconta la mia esperienza in Albania in un campo profughi kosovari nel 1999… Il mondo del volontariato è poliedrico, contraddittorio, bisogna capirlo e conoscerlo, farlo capire e farlo conoscere. Oggi siamo circondati, quasi assediati da Onlus e organizzazioni umanitarie di varie specie e varia natura: è fondamentale saper distinguere.  

Luca Serafini con altri due grandi amici: l'ex calciatore Filippo Galli e il dj Ringo.


Ultimissima domanda: per Luca Serafini,   scrivere un romanzo è …
La mia nuova vita. Per questa nuova epoca della mia esistenza ho lasciato il giornalismo. Di romanzi però non si mangia, a meno che tu non scriva di cucina o vada ospite in trasmissioni importanti. Quindi ho aperto con amici un bar a Ibiza, dove ora vivo, è quel bar sarà la mia pensione e mi consente di occuparmi del resto. Scrivere anzitutto, appunto.